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TERAPIA DEL DOLORE

Dott.Marco Tarquini

MEDICO ANESTESISTA ESPERTO IN TERAPIA DEL DOLORE
La colonna vertebrale non è "in forma", ecco perché abbiamo il mal di schiena. Quasi sempre dipende da una difficoltà di funzionamento di un muscolo, di un legamento, o del disco. Anche una piccola lesione può causare forte dolore alla schiena. La colonna vertebrale, però, è una delle strutture più forti del corpo umano, che deve assolvere a numerosi ed importanti compiti: dalla stabilità (sostiene il tronco, gli arti superiori e il capo), alla mobilità (consente tutti gli spostamenti del tronco e della testa) al contenimento (protegge il midollo spinale). Una struttura molto complessa controllata dal cervello, che gestisce il corretto equilibrio delle forze che si scaricano sulla schiena. La perdita di questo equilibrio causa la comparsa del dolore, che segnala che la schiena è "fuori forma".  

Da quando l'uomo ha perso la posizione a quattro zampe, la parte bassa della colonna ha dovuto subire una serie di adattamenti: questo probabilmente ha comportato la comparsa del mal di schiena. Il fatto di avere poi oggi obbligato la parte bassa della schiena ad adattarsi alla posizione seduta ha ulteriormente aumentato i problemi. Per questo tutti soffrono, prima o poi, di mal di schiena: è "colpa" del nostro stile di vita (in quanto uomini), nonché dello stile di vita di ciascuno di noi singolarmente.

Le cause del mal di schiena sono numerose. Quelle "gravi" sono rarissime (meno di 1 caso su 300) ed è sufficiente una visita medica per individuarle. È importante, quindi, sapere che tutti, prima o poi, soffrono di mal di schiena. Nove pazienti su dieci, però, recuperano entro un mese dall'insorgenza del dolore, indipendentemente dall'avere o meno effettuato un trattamento: quindi non sempre è necessario correre dallo specialista alle prime avvisaglie del mal di schiena.

Anche se il dolore alla schiena è legato a cause quasi sempre banali, però, la ricaduta è frequente. È proprio questo che rende fondamentale la prevenzione. La ricaduta in ogni caso non è segno di qualcosa di grave, ma solo del ripresentarsi di un problema cui siamo predisposti. Il trattamento con farmaci, le terapie fisiche o manuali non sempre sono risolutivi, pur rappresentando spesso un valido aiuto (soprattutto in caso di dolore acuto).

LE NUOVE FRONTIERE DELLA TERAPIA DEL DOLORE
Il sintomo principale del mal di schiena è il dolore, una sensazione angosciosa originata nella parte interna del nostro corpo in cui si è verificato il danno. Inizialmente il dolore è utile: ci avvisa che c’è qualcosa che non va; successivamente con il suo perdurare si innescano meccanismi che lo trasformeranno da acuto in cronico con difficoltà crescenti di individuare terapie efficaci. Il mal di schiena, se cronico, fa muovere poco, perdere il sonno, fa essere stanchi, irritabili, depressi, fa lavorare male e addirittura porta a non desiderare o sopportare più gli amici e talvolta i familiari. In queste condizioni è facile perdere la gioia di vivere. Purtroppo il mal di schiena risulta essere la patologia più diffusa nei paesi industrializzati: statistiche nord-americane indicano il dolore causato da questo male  in testa alla classifica delle patologie che portano a ricorrere al medico prima di 45 anni di età. È una malattia che coinvolge una quantità impressionante di specialisti, esami ematochimici, farmaci, trattamenti chirurgici e programmi di riabilitazione. Per non parlare delle migliaia di ore lavorative perse, del costo dei prepensionamenti, degli aspetti assicurativi e, non per ultimo, dei contenziosi legali. Ma oggi si hanno a disposizione moderne procedure percutanee (tecniche operatorie mini-invasive) per il trattamento del mal di schiena. Procedure affacciatesi sulla scena operatoria negli ultimi decenni, che io stesso utilizzo settimanalmente con successo e con scarsi effetti collaterali, con degenza ospedaliera di tre giorni al massimo, nella casa di cura in cui opero in regime di convenzione con il Ssn (Servizio sanitario nazionale). Tra queste le più praticate sono l’Ozono intradiscale, la Periduscopia, la Radiofrequenza pulsata, la Decompressione discale. Queste tecniche, seppur non concordemente accettate, falliti i trattamenti farmacologici e riabilitativi, forniscono allo specialista ottimi strumenti per trattare le lombalgie e le sciatiche. L’intervento chirurgico di asportazione dell’ernia discale deve essere riservato a casi selezionati e quindi considerato quale “ultima spiaggia”. Bisogna sottolineare che “l’intervento chirurgico” non è sempre sinonimo di un risultato migliore e per di più non garantisce una vita senza dolore lombare. Il trattamento del male lombo-sciatalgico attraverso tecniche operatorie mini-invasive (o percutanee), consente di ottenere ottimi risultati nel 70-75% dei casi, sempre che la diagnosi sia precisa e il paziente segua le raccomandazioni riabilitative e di “igiene” di vita. Per accedere a questi trattamenti sono indispensabili preventivamente una accurata visita medica e la valutazione di immagini radiologiche ed esami ematochimici che concorrono tutti assieme a individuare la causa del mal di schiena.